Autoritratti

Conosco molti altri artisti, che ho incrociato nel corso della mia vita. Molti ai tempi della scuola, molti altri in altre occasioni. Alcuni di loro hanno una vera predisposizione per gli autoritratti, per il continuare a rappresentare se stessi, per far diventare se stessi soggetti e oggetti delle proprie opere. 

In effetti mi sono chiesto un sacco di volte cosa li spinga ad autorappresentarsi. Sia chiaro, mi piacciono le cose che fanno, in alcuni casi sono – a dir poco – bravissimi. Prima o poi dovrei provare a intervistarli e a chiedere loro che cosa li spinge. 

Poi mi sono ritrovato a guardare nelle cartelle dei miei disegni, nel baule di legno nel quale raccolgo tutti gli schizzi, e BOOM, ci sono un sacco di miei autoritratti. Per lo più sono robe buffe, in cui mi autorappresento in modo da indicare uno stato d’animo momentaneo… 








Nella maggior parte dei casi si tratta di espressioni autoironiche di stati d’animo non sempre piacevoli, quasi sempre in relazione ai fatti di tutti i giorni, come il modo di sentirsi del lunedì mattina o dopo una giornata di lavoro faticosa. 

Altre volte invece sono riflessioni sul mio modo di stare al mondo, o almeno del modo in cui io percepisco il mio stare al mondo, e non sempre mi somigliano, anche se nella mia mente sono proprio io:






E naturalmente il più bello dei miei ritratti non l’ho fatto io, ma quel tizio piccoletto che gira per la mia casa, qualche anno fa.

Questo sono io, come si vede dalla barba.